Carciofi alla romana: la ricetta tradizionale spiegata dall’Accademia Italiana della Cucina

Carciofi alla romana: la ricetta tradizionale spiegata dall'Accademia Italiana della Cucina

I carciofi alla romana sono uno di quei piatti che raccontano Roma meglio di qualsiasi guida turistica. Semplici, profondi, carichi di storia, questi carciofi ripieni di mentuccia e aglio, cotti lentamente nell’olio d’oliva, sono una delle ricette più amate della cucina laziale. L’Accademia Italiana della Cucina ne custodisce la versione tradizionale con rigore e passione, e oggi ve la presentiamo passo dopo passo, con tutti i segreti per realizzarla alla perfezione anche a casa vostra. Preparatevi : questo piatto è un viaggio nel cuore della cucina romana.

30

40

medio

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione dell’acqua acidulata

Riempite una ciotola capiente con acqua fredda e scioglietevi dentro un cucchiaino di acido citrico in polvere (oppure il succo di limone in bottiglia). L’acqua acidulata è un’acqua arricchita con un elemento acido che impedisce l’ossidazione — cioè l’annerimento — dei carciofi una volta tagliati. Questo passaggio è fondamentale : senza di esso, i vostri carciofi diventeranno scuri in pochi minuti e perderanno il loro bel colore verde.

2. Pulizia dei carciofi

Prendete ogni carciofo e iniziate a eliminare le foglie esterne più dure, quelle di colore verde scuro, fino a raggiungere le foglie più tenere e chiare. Questo processo si chiama «tornire» il carciofo, ovvero dargli una forma regolare eliminando le parti non commestibili. Con un coltello affilato, tagliate la punta del carciofo di circa 2-3 centimetri. Pareggiate il gambo lasciandone circa 4-5 cm, poi pelatelo con cura per eliminare la parte filosa esterna. Non buttate il gambo : è tenerissimo e ricco di sapore, una volta pelato. Man mano che pulite ogni carciofo, immergetelo subito nell’acqua acidulata per evitare che annerisca.

3. Preparazione del ripieno aromatico

In una ciotolina, mescolate la mentuccia romana essiccata, l’aglio in polvere, il prezzemolo essiccato, il sale e il pepe nero. La mentuccia romana — chiamata anche «nepitella» — è un’erba aromatica tipica del Lazio, con un profumo simile alla menta ma più delicato e terroso. Questo mix aromatico è il cuore della ricetta : è ciò che distingue i carciofi alla romana da qualsiasi altra preparazione. Mescolate bene tutti gli ingredienti secchi fino a ottenere un composto omogeneo.

4. Farciture dei carciofi

Tirate i carciofi fuori dall’acqua acidulata e asciugateli delicatamente. Con le dita o con un cucchiaino, allargate delicatamente le foglie centrali del carciofo per creare uno spazio al centro. «Farcire» significa riempire l’interno di un alimento con un composto aromatico o saporito. Inserite una generosa quantità di mix aromatico all’interno di ogni carciofo, spingendo bene il composto tra le foglie. Non abbiate paura di essere generosi : più ripieno mettete, più il carciofo sarà saporito dopo la cottura. Fate la stessa cosa con i gambi, praticando una piccola incisione e inserendo un po’ di ripieno anche lì.

5. Cottura lenta nella casseruola

Prendete una casseruola larga con il coperchio e versate l’olio extravergine di oliva sul fondo. Disponete i carciofi capovolti, cioè con la testa verso il basso e i gambi verso l’alto. Questa posizione «a testa in giù» permette agli aromi di penetrare all’interno del carciofo durante la cottura, insaporendolo in profondità. Aggiungete il vino bianco e l’acqua. Coprite con il coperchio e cuocete a fuoco medio-basso per circa 35-40 minuti. La cottura è corretta quando il gambo risulta tenero se infilzato con una forchetta. Durante la cottura, verificate di tanto in tanto che ci sia ancora liquido sul fondo : se si asciuga troppo, aggiungete un po’ d’acqua.

6. Riposo e servizio

Una volta cotti, spegnete il fuoco e lasciate riposare i carciofi nella casseruola per almeno 10 minuti con il coperchio. Il «riposo» è una fase fondamentale in cucina : permette ai succhi e agli aromi di redistribuirsi uniformemente all’interno dell’alimento. Questo passaggio rende i carciofi ancora più saporiti e profumati. Potete servirli caldi o a temperatura ambiente : entrambe le versioni sono deliziose. Irrorate con un filo d’olio extravergine a crudo prima di portarli in tavola.

Giulia

Il trucco dello chef

Il segreto dei grandi chef : se trovate la mentuccia fresca al mercato, usatela al posto di quella essiccata raddoppiando la quantità. La mentuccia fresca sprigiona un profumo straordinario durante la cottura che trasforma completamente il piatto. In alternativa, una combinazione di menta secca e origano essiccato può avvicinarsi al risultato originale. Inoltre, non buttate mai il liquido di cottura rimasto nella casseruola : è un condimento straordinario per bruschette o per condire la pasta.

Abbinamento vino

Frascati Superiore DOC è l’abbinamento classico e imprescindibile per i carciofi alla romana. Questo vino bianco laziale, prodotto sui Castelli Romani, ha una freschezza e una mineralità che si sposano perfettamente con l’amaro delicato del carciofo e la nota aromatica della mentuccia. Servitelo fresco, tra 10 e 12 gradi. In alternativa, un Vermentino di Sardegna o un Verdicchio dei Castelli di Jesi offrono una bella acidità che bilancia la ricchezza dell’olio d’oliva.

Informazione in più

Le origini di un piatto senza tempoI carciofi alla romana hanno radici profonde nella cucina ebraico-romanesca, quella straordinaria tradizione culinaria nata nel ghetto di Roma che ha dato alla città alcuni dei suoi piatti più iconici. Già nel Cinquecento, i carciofi erano protagonisti delle tavole romane, apprezzati per la loro versatilità e il loro sapore unico. L’Accademia Italiana della Cucina, fondata nel 1953 con l’obiettivo di preservare e valorizzare il patrimonio gastronomico italiano, ha codificato questa ricetta come parte integrante della tradizione laziale. Il carciofo romanesco — detto anche «mammola» — è una varietà senza spine, più tonda e tenera delle altre, coltivata principalmente nella zona di Ladispoli e Cerveteri, nel Lazio. Dal 2002 è riconosciuto come Indicazione Geografica Protetta (IGP), a testimonianza della sua importanza culturale e agricola.

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